Uno scrigno a Castelvecchio Subequo (AQ): la Cappella di San Francesco

La cappella dedicata a San Francesco occupa un vano quadrangolare che costituisce il braccio destro del transetto della chiesa dedicata al santo assisiate, ed è coperta da una volta a crociera poggiante su colonnine angolari decorate a bande trasversali policrome. Di alto livello qualitativo sono i capitelli raffiguranti grappoli d’uva, sorretti da una mano, beccati da uccellini accanto ai quali si stagliano gli stemmi della famiglia gentilizia dei Conti da Celano che commissionarono il programma pittorico. Lo stesso emblema araldico si ritrova sulla cancellata in ferro tardo trecentesca che chiude la cappella e nello zoccolo che corre sulla parte bassa della parete affrescato con specchiature in finto marmo.

Nella cappella vennero accolte le spoglie del conte Ruggero II, morto nel 1387, che negli ultimi anni della sua vita aveva vestito gli abiti di terziario francescano. La committenza del ciclo affrescato fu inizialmente attribuita a Ruggero II, ma dalla rilettura dell’iscrizione posta al di sotto della monofora, che recita «XX[-] IIII DIE D(ecim)O. ME(nsis)S. DECENBR(is). III (tertiae) IND(ictionis)», e dall’esame dei quaderni catastali dei beni immobili della Contea di Celano redatto durante il governo di Ruggero II, si è giunti a sostenere che l’anno del patrocinio sia il 1394, età in cui la reggenza comitale era di Pietro II, che probabilmente fu l’esecutore della volontà testamentaria del padre Ruggero II.

Originariamente il ciclo comprendeva ventotto scene, ma sei di queste sono andate perse a causa dell’apertura dell’arco sulla navata destra.

Nelle lunette è raccontata la giovinezza del santo: l’Incontro con poveri e lebbrosi, l’Apparizione del Crocifisso, della quale si conserva soltanto il titulus che ha consentito di identificarla. Chiude questa prima sezione la Liberazione da parte della madre.

Lungo il primo registro si dispiega l’attività apostolica: l’Assalto dei briganti nel bosco, la Rinuncia ai beni paterni, il Ritorno dalla prima missione, la Scrittura della Regola, nella quale è raffigurata la prima stesura svolta con i suoi confratelli. La presenza di tale scena sottolinea il carattere apostolico della missione francescana cui rimanda pure il Ritorno dalla prima missione. Segue il Sogno di Innocenzo III, l’Approvazione della regola da parte di Innocenzo III della quale si conserva soltanto la porzione sinistra. Qui sono raffigurati Francesco, un confratello, tre personaggi alle loro spalle e il pontefice in stato frammentario. La presenza di tali personaggi unitamente allo schema compositivo, simile al riquadro giottesco di Assisi, non permette di confondere la scena con la Conferma della regola a opera di Onorio III.

La sezione dedicata ai miracoli in vita si apre con Francesco che ascolta gli angeli musicanti, segue la Visione del carro di fuoco, l’Incontro con le tre Virtù, la Prova del fuoco. Chiude un riquadro frammentario identificato con la Predica agli uccelli. Proseguendo verso destra, oltre l’Estasi di San Francesco, si trova la Crocifissione con la Stigmatizzazione del santo che, inginocchiato ai piedi della croce, riceve i segni della passione sulle mani e sul costato. Di questa particolare soluzione iconografica esistono pochi esempi precedenti agli affreschi di Castelvecchio Subequo, limitati a opere mobili. Un raffronto stringente si ha con lo stendardo raffigurante la Crocifissione e Stimmate di San Francesco attribuito a Ottaviano Nelli e conservato a Covignano nel Museo Missionario della chiesa di Santa Maria delle Grazie, ascrivibile ai primi decenni del XV secolo. Anche in questo caso Francesco è proposto come alter Christus, in quanto è reso partecipe della sofferenza del Salvatore sulla croce.

Il racconto agiografico prosegue con la Benedizione dei frati, la Morte del Santo e doveva concludersi con un miracolo post mortem: la Visione di frate Agostino. Nell’ultimo riquadro sulla parete adiacente la navata, si individuano lacerti di un personaggio con abiti francescani e guanti bianchi, sulle cui spalle un angelo reggivelario si appresta a sistemare un manto vescovile; questa figura è stata identificata con san Ludovico da Tolosa, del quale si conservava nella cappella una statua lignea databile alla prima metà del XIV secolo, attualmente ricoverata negli ambienti conventuali.

Nell’intradosso dell’arco absidale che dal presbiterio immette nella cappella sono raffigurati quattro profeti a figura intera. In pessime condizioni, sono riconoscibili soltanto Davide e Salomone.

La volta ospita i simboli degli Evangelisti entro medaglioni quadrilobati stagliati su un fondo blu stellato. Tutti sorreggono un rotolo, ad eccezione di Matteo che ha tra le mani un piccolo codice, sul quale campeggiano gli incipit dei Vangeli in minuscola gotica. I colori cangianti che caratterizzano queste porzioni di murali sono gli stessi utilizzati negli smalti dell’ostensorio conservato nel tesoro del convento. Inoltre le caratteristiche tecniche e formali esplicate nelle formelle, poste sul recto delle croce reliquiario sublacense hanno suggerito un possibile intervento nei disegni degli smalti da parte delle maestranze pittoriche, attive nella cappella di San Francesco.

Particolarmente convincente è l’accostamento degli affreschi di Castelvecchio Subequo con il milieu umbro-folignate, avvalorato dal confronto dell’affresco della Madonna della Misericordia in Palazzo Trinci a Foligno con la scena della Scrittura della Regola.

Nel 2008 è stata proposta sulla base di confronti stilistici, l’attribuzione dei murali della cappella di San Francesco alla maestranza locale che dipinse nel 1380 le Storie di Sant’Eustachio sulle ante del tabernacolo per l’omonima chiesa parrocchiale: il Maestro di Campo di Giove.

Certo è che a Castelvecchio non si può prescindere dal forte influsso umbro, dovuto al contatto che le filiazioni dell’Ordine avevano con la casa madre assisiate e più in generale con la regione, dalla quale potevano essere chiamate maestranze ormai esperte nella rappresentazione della vita del santo.

Per formulare il programma narrativo subequano, il conceptur, oltre ad attingere dalla Legenda Maior di Bonaventura, si avvalse del De conformitate vitae Beati Francisci ad vitam Domini Iesu di frà Bartolomeo da Pisa composto a partire dal 1385 e approvato solo nel 1399. L’opera mira alla conformità di Francesco con Cristo. Mentre prima la stigmatizzazione di Francesco veniva rappresentata ad opera di un Serafino con le sembianze di uomo crocifisso, a partire dal De Conformitate il santo riceve le stigmate direttamente da Cristo. La scena della Crocifissione, testimonia quanto il testo figurativo sia in stretto rapporto di dipendenza da quello letterario.

Non è da sottovalutare che all’interno della cappella originariamente si conservava il tesoro del convento, di cui fa parte anche il reliquiario del sangue di san Francesco legato alla committenza di Pietro II. La tradizione vuole che il giorno 17 settembre, in cui si ricorda l’episodio della stigmatizzazione di Francesco, il sangue si fluidifichi. La committenza del reliquiario del sangue di san Francesco e del ciclo pittorico rientrava nell’insistente programma del parallelismo tra la vita di Francesco e quella di Gesù.

Le perdite più gravi subite da questa piccola cappella sono quelle dovute ai restauri seicenteschi. Nel XX secolo il complesso conventuale cadde in stato di degrado e abbandono, i restauri furono eseguiti nel 1973 sotto la direzione della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie per l’Abruzzo; questo intervento oltre ad occuparsi della pulitura delle superfici pittoriche, riportò alla luce la parete adiacente al coro con i relativi affreschi, sino ad allora interamente coperti dall’altare ligneo del Seicento e furono asportate le scialbature che occultavano gli affreschi dell’intradosso.

Dal catalogo della mostra fotografica

Prima e dopo il sisma. Vicende conservative dell’arte medievale in Abruzzo. (Chieti, Università degli studi “G. d’Annunzio” 10 maggio – 11 giugno 2011)

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Uno scrigno a Castelvecchio Subequo (AQ): la Cappella di San Francesco
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La chiesa e gli affreschi dedicati a Sa Francesco a Castelvecchio Subequo (AQ - Abruzzo)
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