Bruno e il GEM

Bruno Di Crescenzo

Bruno Di Crescenzo

L’appuntamento è alle 7 di una domenica mattina davanti allo stadio di Chieti. E’ agosto, fa già caldo malgrado l’ora. Io e Angelo arriviamo puntuali da Pescara: siamo amici dai tempi della scuola, lui era il capoclasse, e mi ha convinto a partecipare a un’escursione montanara. “Sei in forma?”, mi ha chiesto alla vigilia. Ho risposto sì. Mentendo. Sono mesi che non mi muovo dalla scrivania, eppure il primo istinto è quello di andare. Almeno facciamo qualcosa di diverso dal solito, perché no. Bruno Di Crescenzo arriva dopo un paio di minuti: ex collega di lavoro di Angelo, sarà lui la nostra guida. Siamo tutti e tre over 65. Presentazioni, stretta di mano, un po’ di chiacchiere. Alle 8 e spiccioli arriviamo a destinazione. Macchina parcheggiata sotto un albero, i miei due compagni d’avventura si allacciano le scarpe da trekking che tenevano nel sacco. Guardo le mie Reebok da città e sento che parto con il piede sbagliato.

Inzio camminata

Inizio camminata

Pronti? Via. Si comincia dalla locanda sul lago, a due passi da Santo Stefano di Sessanio: le gru del dopo terremoto, alla nostra sinistra, accarezzano le nuvole sfregiando il volto del borgo ferito. All’inizio lo sterrato del Piano Presuta è un’illusione: percorso piatto, sarà una passeggiata di salute. Niente di più sbagliato. “Sono melanzane quelle in mezzo all’erba?”. “Patate”, risponde paziente la guida, “te lo dice uno che ha l’anima contadina, mio padre mi portava con sé nella campagna attorno a Guardiagrele”. Man mano che andiamo avanti il percorso diventa duro: il sentiero si inerpica, Bruno e Angelo vanno su senza sforzo, io mi appoggio con difficoltà al bastone sottratto al caposquadra. Alla terza ora di cammino sento la fame che bussa allo stomaco. Ansimando invoco una sosta, propizia appare una capanna diroccata in pietra. Addento una banana e un panino seduto all’ombra, Bruno scuote la testa perché sto appesantendo un corpo che già arranca. Capisco in un attimo che non ce la farò mai.

Massimo Cutò

Massimo Cutò

“Avanti, avanti, non mollare”, è il suo incitamento. Facile a dirsi. Credo di morire, mi butto stremato a pelle di leone all’ennesima salitella. Roba da poco ma per me è un Everest. “Ancora uno sforzo e in cima vedrai la Majella e il Gran Sasso”. Le nostre due cattedrali. Devo resistere. Faccio appello alle ultime forze a a quattro zampe affronto la rampa. All’orizzonte, splendida, compare Rocca Calascio. Non abbiamo incontrato anima viva per decine di chilometri, proprio nessuno. Solo pecore e cani pastore in lontananza. Mucche e cavalli si abbeverano in basso nell’acqua rimasta dentro il catino del lago di Passaneta: l’invaso soffre per la siccità di una stagione rovente. Attorno, lungo il percorso, un tripudio di fiori selvatici e quel certo grano – si chiama solìna – che cresce unicamente lì. Il cartello accanto a un vecchio cancello mostra le foto di altre meraviglie: lupinella, farro, pulsatilla, lenticchia, ceci, aglio rosso, zafferano. Questa zona è un orto botanico spontaneo, le mosche lo sanno e formano nuvole moleste che braccano i viandanti tormentandoli lungo il cammino.
Per fortuna c’è Di Crescenzo, Per lui è tutto facile, si muove agile come un camoscio. E’ un peso welter naturale: 64 chili, altezza 1,68, indice di massa corporea 24. Occhi arguti sotto il cappello alla pescatora, bermuda verde militare con i tasconi, baffi a spazzola, sorriso gentile. Ha compiuto 69 anni a maggio ma pare non sentirli. Mi affido alla sua sapienza, ormai non sento più la fatica. Non sento più nulla, per la verità: la soglia del dolore è superata abbondantemente.

Grano Solina

Grano Solina

Vado avanti come un pugile suonato. Incrociamo il monte Cecco d’Antonio, il Tre Colli, il Cappellone, poi imbocchiamo la vecchia mulattiera. Quanto manca alla fine? “Coraggio, ormai ci siamo: la fontana lì in fondo apre l’ultimo chilometro”. Improvvisamente, visione celeste, si staglia la locanda da dove siamo partiti. Sono le quattro del pomeriggio abbondanti: sette ore di cammino, chi l’avrebbe detto. Attorno ai tavolini sull’aia, uno sciame di famiglie divora arrosticini, pasta fatta in casa con un sugo che tinge i piatti, spezzatino in umido con patate tagliate grosse. Prosciugo una bottiglia di minerale, lo stomaco – strano ma vero – è invece sprangato a doppia mandata. Zero fame. Voglio soltanto tornare a casa e buttarmi sul letto.
Il giorno dopo arriva sul cellulare un messaggino di Bruno: “Tutto bene?”. La mia risposta è stranamente affermativa. Ho negli occhi immagini fantastiche.

Lago di Passaneta

Lago di Passaneta

E niente dolori, muscoli reattivi, sensazione di energia accumulata in abbondanza. Mi viene voglia di riprovarci la domenica successiva. Intanto scatta la curiosità di saperne di più su questo ometto che conosce tutto dell’interno di una regione bella e selvaggia. Sfoglio il libro che mi ha regalato: 50 escursioni da scoprire e vivere sui monti d’Abruzzo. E’ il quinto (per ora) di una serie on the road. Nessun altro ha mai fatto un lavoro così meticoloso. Edito da Serigraf, il volume offre 240 pagine di foto meravigliose e itinerari da perdere la testa. Di Crescenzo annota e mette nero su bianco: lunghezza del percorso, difficoltà, tempi, dislivelli, chilometri di ascesa e discesa. E ancora: punto di partenza, tipo di percorso (sterrata, sentiero, prato), vegetazione, panorami, rifugi, segnaletica, punti critici, luoghi di particolare interesse. Ciascun percorso è perfettamente mappato. Del resto la precisione è quella di un ingegnere elettronico, laureato al Politecnico di Torino, che ha lavorato per anni nelle telecomunicazioni girando il mondo e conoscendo culture e paesaggi diversi: dai deserti dell’Arabia Saudita ai laghi del Grande Nord. Un tipo che sa tante lingue ed è in grado di superare qualunque difficoltà. Affidabile al cento per cento.

5° VOLUME : escursioni in ABRUZZO

5° VOLUME : escursioni in ABRUZZO

E la passione per la montagna abruzzese?
“La mia vita è cambiata nel ’92, quando ho fondato l’associazione Gem (https://www.facebook.com/GRUPPOGEMCHIETI) . Un acronimo che sta per Gruppo escursionisti Maiella. Eravamo in cinque, trent’anni dopo gli iscritti sono seicento: gente di tutte le età che si è appassionata strada facendo. La montagna è una droga fantastica. A ogni escursione siamo 20-25 persone più tre guide”.
Perché tre?
“Tre è il numero perfetto sui monti. Se il primo ha un problema, il secondo gli resta accanto e l’ultimo va a cercare soccorsi. Fortunatamente accade davvero molto di rado, ma bisogna essere preparati all’occorrenza”.
La prima volta?
“Indimenticabile. In solitaria da Passo San Leonardo al Monte Amaro, era il 1980. Quando il percorso è agibile e frequentato non è un azzardo partire senza compagni”.

profilo altimetrico

profilo altimetrico

Metodo di lavoro?
“Mi fermo spesso sul percorso a prendere appunti e fare foto, registro le coordinate dei luoghi sul ricevitore satellitare, memorizzo e la sera a casa metto tutto in bella copia. I mie libri nascono così: 240 escursione descritte nei minimi particolari”.
Mai avuto paura?
“Già da ragazzino ho imparato a cavarmela. Mio padre mi portava nei campi a caricare la legna sull’asino, una lezione che è servita ovunque sono stato: i Paesi arabi, l’Europa, l’Africa, l’Asia>.
Incontri pericolosi?
“Direi piuttosto affascinanti, anche se da prendere con le molle. Incrociare un branco di cinghiali richiede grande attenzione, lo stesso vale per i lupi. E il cane pastore che difende il suo gregge è sempre aggressivo. I camosci sono bellezza allo stato puro”.
E gli orsi?
“Non ho avuto incontri con loro. Ma ne ho visto le tracce: i brandelli di pelo e pelle lasciati strusciando sul fusto degli alberi per marcare il territorio”.
Esiste una bussola dietro tutto questo?
“C’è una regola aurea: pensare con lentezza e agire tempestivamente. Essere preparati e mai prendere rischi. Se trovi un imprevisto devi essere pronto a tornare indietro”.
L’escursione preferita?
“Gli altipiani maggiori della Maiella, immensi nel loro splendore. Il panorama della Valle di Femmina Morta o i quattro chilometri dal Monte Amaro all’anfiteatro di Fondo Maiella regalano un panorama ineguagliabile”.
E poi?
“Dal punto di vista botanico raccomando il percorso dalla Valle dell’Orfento, ricchissima d’acqua, a Caramanico. E’ il cuore del Parco nazionale”.
Ancora uno.
“L’itinerario da Fara San Martino alla cima del Monte Amaro, 2793 metri d’altezza. Con pernottamento in quota nel bivacco Pelino: un paesaggio lunare”.
Per finire: qual è il periodo dell’anno più bello per un’escursione?
“Il fruscio delle ciaspole sulla neve. La primavera dei fiori. Il sole dell’estate. Ma io preferisco l’autunno con il colore del foliage nelle faggete”.

La vetta

La vetta

E quando non ci saranno più escursioni da fare?
“Non succederà mai”.