L’Abbazia di San Martino in Valle

 

Abruzzo - Fara San Martino Gorges

San Martino Gorges

Il Vallone di Fara San Martino, uno dei piu’ lunghi e spettacolari dell’appennino, e’ un luogo di particolare fascino e suggestione.

Diverse sono le leggende che circondano la nascita delle gole. La tradizione cristiana vuole che le gole siano state create nel momento in cui Cristo morì sulla croce, come conseguenza dei terremoti verificatisi al momento in cui spirò.

Altra leggenda, di influsso pagano e legata al culto di Ercole, pretende che le gole siano state aperte da San Martino con la forza dei gomiti per favorire l’accesso alla montagna dei faresi e per costruirvi poi la Chiesa di San Martino in Valle.

Entrambe testimoniano il mistero e l’incanto che questo luogo trasmette al visitatore.

E proprio all’ingresso delle gole, chiamate dai locali stretto, si possono scorgere i ruderi dell’antica porta d’ingresso. Le gole infatti costituivano anche l’ingresso al monastero ed alla Abbazia benedettina di san Martino in Valle posta ad una cinquantina di metri oltre le stesse gole, adiacente ad una parete rocciosa che la riparava. Al di sopra della porta d’ingresso si trovava un dipinto di San Martino che indicava chiaramente al viandante che si aggingeva ad entrare in un territorio posto sotto il feudo del monastero di san Martino in Valle.

L’8 settembre 1818 l’Abbazia, risalente al IX secolo, fu seppellita completamente da un’inondazione. I primi scavi che la riportarono alla luce partirono nel 1891. Ma fino alla conclusione dei recenti scavi archeologici condotti dal 2005 al 2009 che hanno riportato alla luce l’intero complesso monastico, solo la sommita’ del campanile era visibile.

Attualmente del complesso monumentale di tipo rupestre sono visibili i resti della chiesa, del campanile a vela, di un ampio cortile e di piu’ corpi di fabbrica monastici costruiti sotto la roccia a partire dal IX fino al XVIII secolo.

E’ probabile che sin dal momento della sua fondazione il monastero benedettino fosse dedicato a San Martino di Tours, Vescovo e Confessore, che fu oggetto di un culto fra i più vivi nel Medioevo.

Fonti scritte e archeologiche documentano l’importanza che il monastero ebbe nel processo di colonizzazione monastica della Maiella, al pari di San Liberatore, di cui richiama la pianta generale, e San Salvatore a Maiella le cui fonti archivistiche documentano rapporti di dipendenza dalle potenti fondazioni benedettine di Santa Maria di Farfa, Montecassino e San Vincenzo al Volturno.

E’ anche possibile che il monastero sia sorto nel luogo di un più antico insediamento di grotte sede di antichi culti pagani, che nell’alto medioevo si trasformarono in luoghi di elezione degli eremiti della zona.

Se capitate nei paraggi dell’Abbazia in maggio potreste assistere ad una antica tradizione del luogo: la N’dorcia. Si tratta di una processione organizzata dai devoti di San Martino eremita di Atessa (da non confondere con San Martino Vescovo di Tours che dà il nome al monastero e al paese) che si recano a piedi da Atessa a Fara all’Abbazia portando in processione un enorme cero adornato di foglie (la n’dorcia) per adagiarlo sui resti del sito archeologico per impetrare la grazia di un buon raccolto dall’eremita Martino, come da lui richiesto prima di morire, mentre salutava e benediceva i suoi concittadini atessani, e tornare lungo lo stesso percorso nella sua grotta sulla Majella.

Durante il pellegrinaggio è consuetudine raccogliere, all’interno delle gole, alcuni sassolini che saranno sparsi nei campi in segno di fecondità.

Visita Le Gole e l’Abbazia di San Martino in Valle con Barbara Dalla Costa

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