Michele Avolio e i DisCanto: la musica d’Abruzzo e l’Abruzzo della musica.

DisCanto

Oggi Abruzzolink ha incontrato Michele Avolio, musicista e cantore abruzzese, mente e braccio dei DisCanto, formazione musicale che vede Michele alla voce, chitarra, bouzouki, mandoloncello e percussioni, Sara Ciancone al violoncello, percussioni e cori, Elena D’Ascenzo alla voce e alle percussioni, Antonello di Matteo alla zampogna, fisarmonica, organetto e clarinetto, con la collaborazione di Errico Angelini all’organetto, la zampogna e la fisarmonica. Michele si appassiona alla musica sin da ragazzo, ma è con la musica popolare e con il progetto dei Discanto che riesce a conquistare non solo i palcoscenici della nostra regione, ma anche quelli di Francia, d’America, di Germania, di Svizzera, di Olanda, tenendo oltre 500 concerti in molte città del mondo.

I DisCanto si riuniscono dunque intorno alla figura di Michele, da oltre trenta anni cantore e custode della tradizione popolare abruzzese. Il materiale di ricerca utilizzato è in parte ereditato dal gruppo musicale “Vico del Vecchio“, attivo dal 1976 al 1995 di cui Michele era parte attivissima, ma viene riproposto in una originale forma che fonde arie, testi ed espressioni della tradizione orale con le sonorità di molti strumenti. Il repertorio dei Discanto include: canti tradizionali abruzzesi; canti tradizionali del meridione italiano; canzoni d’autore in dialetto abruzzese; musica etnica di diversa provenienza.

L’amore per la musica e l’amore per l’Abruzzo: non ti chiedo di dirmi quale dei due è più forte, ma ti chiedo di parlami di ambedue.

Forse è nato prima l’amore per la musica; sono stato sempre un consumatore vorace di tutto ciò che è musica. A periodi ho affrontato stilie generi diversi ma la amo tutta o quasi, anche certa musica leggera quando è di qualità. Da giovane pensavo solo a suonare o conoscere al meglio la “materia” ma, vista la “musicuriosità” che mi ritrovo non finirò mai di imparare, ascoltare, suonare e cercare di capire i meccanismi, se sono meccanismi, della musica. Da ventenne ho iniziato a capire davvero dove ero nato e ho iniziato anche ad amare la mia terra, le sue tradizioni, la cultura, la storia e tutto ciò che la riguarda. Il fatto di suonare, anche se con la sensibilità di un musico moderno, la musica di tradizione abruzzese è stata per me una maniera bella, e fortunata, di vivermi due grandi amori insieme: Musica e Abruzzo.

I DisCanto sono il frutto di queste due grandi passioni: quando nasce il progetto e come si è sviluppato durante gli anni?

I DisCanto vengono da molto lontano. Nel 2015 stiamo “festeggiando” i 20anni di attività ma l’idea nasce da molto prima, con i “Vico del Vecchio”,a Sulmona, gruppo che nasce alla fine degli anni ’70 con la voglia di riproporre brani musicali della nostra regione e tiene duro, nonostante la lontananza dall’industria discografica, fino al 1995, data in cui, essendo cambiata molto la formazione, decidemmo di cambiare nome diventando DisCanto. Da allora abbiamo tenuto più di 500 concerti in Italia e all’estero, per un gruppo senza agenzia è quasi un record.

Hai molto suonato per gli italiani all’estero: raccontaci di loro, di come hanno accolto la  musica dei DisCanto.

Gli italiani all’estero sono come quelli rimasti in Italia, di gusti,culture ed attenzioni varie. Abbiamo visto indifferenza, curiosità, emozione, orgoglio e, fortunatamente spesso, entusiasmo. Ne abbiamo incontrati tantissimi, anche grazie alle trasmissioni radiofoniche o televisive; momenti esaltanti ma anche qualche delusione, situazioni diverse. In America, che poi è un concentrato di tutti i popoli del mondo a leggerne la storia, ci è capitato di essere apprezzati anche dai cultori dimusica folk e questo ci ha consentito di tenere ben nove tour, per un totale di 80 concerti, nel Nord-Est degli USA.

L’Abruzzo è terra estremamente variegata da un punto di vista linguistico e musicale. Riesci a tracciare per noi una piccola mappa di ricognizione?

Si, mi verrebbe da dire che l’Abruzzo è bello perché è vario, ma tanto! E’ talmente variegata la cultura di questa regione che sembra contenere un numero incredibile di influenze “esterne” e non basta guardare la storia millenaria delle dominazioni subite, ogni paese potrebbe avere una storia completamente diversa dal paese vicino solo pochi chilometri. Dialetti,usi, costumi, musiche e canti diversissimi; un piccolo universo chiamato Abruzzo. Partendo dalla Valle Peligna, luogo della nostra prima formazione come Vico del Vecchio, abbiamo conosciuto tanti modi vocali, melodie estrumenti che ci vorranno ancora molti anni prima di avere un quadro completo e chiaro di tutte le espressioni della tradizione musicale abruzzese. Personalmente diffido dagli atteggiamenti professorali di chi crede di catalogare o definire la “musica abruzzese”, io devo ancora scoprirla e perdermici. Forse il mio primo libro lo scriverò tra venti anni o quando non avrò più la forza di cantare.

La musica popolare appartiene perlopiù al passato, eppure sa guardare al futuro. Perché?
Perché per costruire il futuro bisogna conoscere bene il passato. Se guardiamo lo sviluppo di tanta musica moderna mi piace dire che tutto parte dall’Africa e quindi dalla musica popolare “primaria”. Quando gli europei,che pare fossero di origine africana ma pian piano sbianchiti, conquistarono l’America e poi importarono gli africani per necessità lavorative, crearono il più grande “calderone” musicale del mondo. Il “passato” africano unito alla cultura europea aprì le porte al futuro della musica: il blues, il jazz e via via fino al pop-rock con tutte le forme musicali ancora esistenti e da sperimentare. Vedo la musica popolare ancora in “movimento”, in trasformazione e tutti gli esecutori partecipano, chi più chi meno, alla sua riproposizione, oltre al rispetto dovuto alla ricerca.

Quali sono le tre più belle canzoni della tradizione abruzzese che vorresti che tutti i tuoi corregionali conoscessero?

Non è facile rispondere ma ci provo: una qualsiasi ninna-nanna che era il primo approccio alla nascita con la musica, di chiunque; una delle mie preferite fu registrata da Alan Lomax nel 1954 a S. Stefano di Sessanio. Un’altra credo che possa e debba essere una serenata (che si cantava anche durante la mietitura o come ninnananna) che abbiamo raccolto a Cocullo ed abbiamo intitolato “La luna si fermò di camminare“, con strofe e modi diversi era cantata il tutto il centro-meridione. La terza credo possa essere “Addije, addije amore” che era cantata dall’Abruzzo alla Basilicata; legata alla raccolta delle olive ma serviva anche per salutare le partenze degli emigranti.

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