In viaggio per Trulson, svedesi a Civita d’Antino

Due escursioni nella Valle Roveto sulle tracce dei pittori scandinavi

Civita D'AntinoCIVITA D’ANTINO – Il terremoto di Avezzano del 1915 (giusto un secolo fa) non ha spazzato via soltanto tante vite, sbriciolato case e interi paesi. Si è portato via anche la piccola comunità di pittori danesi e svedesi che per un ventennio passava le estati nella Valle Roveto. Tanti dipinti che fanno bella mostra di sé nelle pinacoteche del nord Europa, etichettate con un generico “paesaggio italiano”, raffigurano uno scorcio d’Abruzzo. La prima mostra italiana di questi artisti fu tenuta a Pisa. C’era un solo quadro che raffigurava un paesaggio toscano, il resto erano scorci di Civita d’Antino, antichissimo paese (già municipio romano ma di origine italica) a sette chilometri da Morino e dalla superstrada del Liri, a un passo da Avezzano ma già terra di confine e quindi ancor più soggetta all’emigrazione e quidi alla damnatio memoriae. Pochi anni fa Civita d’Antino ha avuto un soprassalto di notorietà (quella mediatica, spicciola, superficiale) perché ha dato i natali ai genitori di Simone Farina, calciatore del Gubbio che ha avuto il coraggio di denunciare una combine per taroccare il risultato di una partita. Portato a fulgido esempio di etica e correttezza professionale, Farina ora fa il testimonial del campionato di serie B, di nuovi contratti nel nostro calcio (il che la dice lunga) manco a parlarne. Aveva strappato, l’anno dopo la combine, un contratto da preparatore dei portieri (se non ricordo male) in Premier League, al West Ham. In Italia niente più pallone giocato.

Civita D'AntinoA tener viva la memoria degli impressionisti scandinavi ci sono Antonio e Sergio Bini che hanno scritto libri, editi da Menabò di Gaetano Basti, il creatore della rivista D’Abruzzo e Stefano Zaina, titolare con la moglie-chef Stefania della Locanda Zahrtmann, che sta a due passi dall’ex pensione che ospitava  la ottantina di artisti riuniti attorno al maestro danese. Una mano fondamentale al salvataggio di una buona fetta di opere l’ha data la Fondazione PescarAbruzzo (60 quadri, 10 dei quali di Zahrtmann, l’iniziatore assoluto di questo Grand Tour per le sconosciute strade abruzzesi). Il professore Nicola Mattoscio, presidente della fondazione,  è intenzionato a realizzare una pinacoteca da dedicare agli artisti scandinavi dopo aver organizzato a Pescara e a Roma delle mostre su questa stagione pittorica che ha aperto le porte del mondo a questo scorcio d’Abruzzo, ma che resta per lo più sconosciuto agli abruzzesi.

Civita D'AntinoE’ un po’ come la storia di Farina. Osannato e dimenticato al contempo. Si sbandiera la biodiversità come motore per il turismo. La fondazione Symbola nel rapporto 2015 di “Io sono cultura” ci ribadisce che turismo e cultura insieme (eventi, mostre, musei, monumenti incudendo a tutto questo anche l’enogastronomia) fanno schizzare in alto il Pil. L’Abruzzo continua a fare fatica a imporre il proprio “prodotto” anche se la scorsa estate ci si è sistemati in linea con il trend nazionale riportando più turisti almeno sulle nostre spiagge.

Civita d'AntinoLa storia dei pittori scandinavi è stata già raccontata dai fratelli Bini; meritevole è anche l’opera storica di Manfredo Ferrante; la locanda di Roberto Zaina ti fa respirare l’aria del’epoca oltre che accoglierti con due menù speciali: i tradizionali piatti abruzzesi e piatti di baccalà cucinati  in modo inedito (sono banditi il fritto con pastella, l’arrosto con i peperoni e il modo forse più diffuso di cuocere il baccalà: pomodoro e patate); il paese è cosparso di edicole con la riproduzione dei quadri in corrispondenza del luogo dipinto. Tutto questo non è bastato a smuovere sufficientemente le acque. In paese sono solo 100 i residenti, tutti più o meno pendolari; non c’è un albergo solo un b&b con una decina di posti letto. «C’è un turismo di giornata – sottolinea Roberto Zaina  – se c’è una comitiva di svedesi o danesi a Roma, a volte fanno una sortita fin quassù».

 

Civita D'AntinoLa pensione dove soggiornarono la ottantina di pittori e che è impreziosita dagli 80 scudi degli artisti è sempre chiusa. Il proprietario ha rifiutato una grossa somma da una fondazione danese e apre col contagocce le porte del luogo simbolo dei pittori scandinavi in Valle Roveto. L’accesso in quelle occasione è riservato agli ospiti del Nord Europa. Insomma tanto si è fatto e si fa per tener viva questa realtà, ma tutto lo sforzo fatto sembra una fatica di Sisifo. Abbiamo un “giacimento” culturale rilevante ma non lo sappiamo sfruttare. Anzi, facciamo fatica a conoscerlo (come si può diffonderlo?), nonostante l’opera certosina dei fratelli Bini che riescono a tenere relazioni con giornalisti e scrittori del Nord Europa che periodicamente vengono in “pellegrinaggio” sui luoghi cari ai propri avi. Anders Trulson, il pittore svedese, allievo di Zahrtmann è sepolto nel cimitero napoleonico di Civita d’Antino.

Civita d'AntinoL’opera di Antonio Bini, Manfredo Ferrante  e Roberto Zaina non si ferma certo in attesa di qualche input strategico sulle magnifiche sorti e progressive in materia di turismo. Il sito di Roberto, www.valleroveto.eu è aggiornatissimo, oltre che ricchissimo di informazione sui pittori impressionisti scandinavi. C’è anche un filmato di una tv danese sul paese. Interessante da visitare è anche il sito www.civitadantino.com che rifà la storia del paese attraverso pagine celebri.

Lo scorso week-end il Touring Club ha organizzato un’escursione a Civita d’Antino. Molte le adesioni da fuori regione. Guida ai turisti Antonio Bini, coadiuvato da Manfredo Ferrante.

Civita D'AntinoIl 3 e 4 ottobre 2015, venerdì e sabato , un gruppo di familiari e discendenti di Trulson faranno visita al paese. Un po’ come accadeva a Villa Carmine di Montesilvano quando in estate giungevano pullman dalla Francia per ricordare Guy Moll, il pilota franco-algerino della Scuderia Ferrari, perito alla guida di un’Alfa Romeo durante la Coppa Acerbo del 1934. Per l’occasione si attiverà il B&B e alcune famiglie accoglieranno gli ospiti svedesi che arriveranno in pullman da Roma. «Verranno esposte due opere di Trulson del 1905 – aggiunge Bini – una veduta della Scania, nel sud della Svezia, regione di provenienza di Trulson e un paesaggio italiano. E’ bello che si sia instaurata questa ospitalità allargata e che resti attivo questo senso di vigilanza, che si custodisca idealmente lo spirito della memoria fra due popoli». Il difficile è farlo capire agli altri.

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