La Asl di Pescara esempio virtuoso a livello nazionale

Tiziana Petrella in tre anni ha trasformato l’ufficio acquisti

Tiziana Petrella

Tiziana Petrella

PESCARA – «La Asl di Pescara è la terza o la quarta in Italia per puntualità nel pagamento delle commesse. Il taglio dei tempi lunghi ha fatto sì che ai bandi non partecipassero più sempre gli stessi, ma la cerchia delle aziende si è molto allargata». La notizia ha dello strabiliante, visto che arriva dal limaccioso mare magnum della sanità abruzzese: chiacchierata, commissariata, in via di revisione, costantemente impegnata a drenare oltre la metà del bilancio annuale della Regione ormai da decenni.

A dare la buona novella è Tiziana Fulvia Petrella, classe 1959 da Pratola Peligna, laurea brillantissima in Scienze economiche e bancarie a Siena, dieci anni al Ministero del Tesoro,  direttore del Dipartimento risorse strumentali a Civitavecchia, da tre anni alla Asl di Pescara, con un intermezzo di quasi sei anni a Firenze come direttrice amministrativa dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Alla Asl di Pescara è direttrice del settore Acquisizione beni, in pratica la cassaforte degli acquisti. Ha razionalizzato e rivoluzionato la spesa pubblica azzerando praticamente le proroghe degli appalti e mettendo tutti gli acquisti on line. Tagliato i tempi di attesa. Ha sperimentato metodiche di appalto del tutto inedite: il bando dell’elisoccorso ha fatto parlare a livello nazionale di metodo Abruzzo. Non ha ascoltato i singoli operatori in camera caritatis come è accaduto in Lombardia, ma li ha riuniti e messi a confronto, dando la facoltà a tutti di esprimersi liberamente.

Il suo ufficio in una brutta e sciatta palazzina nelle adiacenze del vecchio ospedale, con sedie e tavoli ammassati dà un senso di disordine e precarietà negli oggetti che riempiono le stanze, contrasta con l’efficientismo che promana dal linguaggio del corpo della dottoresa Petrella: occhi vispi, modi sobri e senza arzigogoli (proprio il contrario di quanto sosteneva Flaiano: per gli italiani la linea che congiunge due punti è l’arabesco), parlata con tante aspirate che tradisce il lungo soggiorno in terra toscana. Un bel personaggio, dunque, a tutto tondo, che ha una parola d’ordine che è un manifesto di propositi: lavorare al servizio effettivo del cittadino. «Per me lavorare nel pubblico è un onore e cerco di  trasmettere questo concetto a chi collabora con me. E l’onore è doppio per un’abruzzese che lavora per la propria terra».  

Ospedale di Pescara

Ospedale di Pescara

Mi ha incuriosito molto che in tempi di revisione di spesa un bel messaggio giunga dall’Abruzzo che ha  la sanità commissariata.
Come uso spesso dire: occorre rendere conto di come si spendono i soldi di tutti.

Il fatto sorprendente, visti i cattivi esempi che ci circondano, è che si è inventata un percorso.  
Noi guardiamo i migliori, quelli che già da tempo fanno questo tipo di pratica, e ha anche questo tipo di sensibilità.

L’ha aiutata molto la sua esperienza in Toscana.  
Di certo sì. Quel popolo ha una passione e un’attenzione alle cose pubbliche, una combattività nel difenderle che credo sia unica in Italia. Questo manca agli abruzzesi, la voglia e la passione di difendere cose a cui tendono. Non bisogna abbassare la testa, ma crederci e combattere e difenderle. La Toscana ha fatto una scelta di campo da tempo, fra pubblico e privato ha scelto il pubblico. Magari a volte il loro atteggiamento ideologico è un po’ comprimente, pervasivo. La forte attenzione che hanno verso i lavoratori è nobilissima, anche se talvolta si traduce in forte “attenzione” alle esigenze sindacali. E lì può accadere la caduta o la piegatura ad altri tipi di interessi. Però questo appartiene a sfere diverse. Sicuramente, la collettività e quindi le amministrazioni pubbliche sono pervase da questa attenzione alla cosa pubblica. E’ il bene più prezioso che abbiamo e dobbiamo difenderlo.

Che è poi il concetto più difficile da far capire agli italiani.  
Sì, probabilmente perché quando una cosa è di tutti, non è di nessuno. E quindi nessuno lo difende.  

Pescara

Pescara

Ha trovato un riscontro qui?  
Appena arrivata,  nel maggio 2012,c’è stato un comprensibile atteggiamento di perplessità e stupore. Dopo 30 anni che ho studiato e lavorato fuori Abruzzo, non mi ero resa conto

…Di come sono gli abruzzesi. O forse l’aveva dimenticato  
Ci portiamo dietro un atteggiamento di rassegnazione, che è la nostra forza, siamo testoni, quelli che sopportano qualunque cosa. Questo è un elemento di forza perché la resistenza è importante, ma resistere non basta se c’è da combattere.

Siamo abbastanza riottosi a esplicitare le nostre emozioni  
Siamo abbastanza individualisti. In Toscana ho imparato che da soli non si fa niente, l’unione fa la forza sempre e comunque. Nelle organizzazioni la rete è importante, aiuta nei processi e nelle prestazioni che si fanno.

Forse perchè la Toscana è una regione che nella sua storia ha coltivato l’esercizio della corporazione nelle attività. Penso al commercio e all’artigianato, mentre invece l’Abruzzo è una regione dove il pescatore, il pastore, l’agricoltore ha sempre affrontato individualmente i problemi coltivando così uno spiccato individualismo.
Lì hanno preteso una rappresentanza che si interessasse di loro, sono un popolo bellicoso, son fumini. Questa capacità di resistere alle condizioni più  avverse è nel nostro carattere, così come di non essere attaccati alle poltrone. In questo sono  abruzzese e non toscana. Gli anni aiutano, 30 anni di esperienza contano, non c’è da inventarsi nulla. Ora lo sforzo sta nel far si che altri raccolgano e vadano ancora più avanti.

Questo è forse il passaggio più difficile
Ci sono soggetti con cui si può fare una certa rete e se abbiamo potuto raggiungere questi risultati, è perché, all’iniziale perplessità, è seguito il sostegno e la condivisione dei vertici aziendali e di molti collaboratori della ASL. E’ venuto a lavorare con noi una giovane avvocato che mi ha detto: non credevo che la pubblica amministrazione fosse questa. Avevano un concetto sbagliato della pubblica amministrazione. Servire il pubblico è per me il mestiere più bello del mondo, è un onore.

Servizi ambulanze, pronto intervento, abruzzoIn questi tre anni ha portato dei metodi nuovi, molto nuovi.  E  questo ha contribuito a creare questo clima di attesa, di diffidenza…
Noi agiamo in un mondo di regole, occupandomi di appalti, sono effettivamente troppe, però ce ne sono alcune fondamentali. Fare la gara, non è banalmente solo il rispetto della norma, è perché dietro c’è un concetto di democrazia e opportunità. Bisogna dare a tutti la possibilità di lavorare e di presentare i propri prodotti. Abbiamo tolto molte proroghe e su quelle che abbiamo -(ce ne sono ancora molte)- abbiamo gare in corso di espletamento. E durante l’espletamento della nuova gara,E se parte la nuova garaoccorre comunque mantenere il vecchio contratto, perché abbiamo un ospedale da approvvigionare. Mai mettere a repentaglio la salute, la vita dei pazienti, questo non significa far comprendere ai medici le maggiori difficoltà di lavorare in un ospedale pubblico. La clinica privata può telefonare e farsi mandare mandare i prodotti senza necessità di espletare gare d’appalto, noi no. Gestire un ospedale pubblico significa gestire le regole pubbliche,possono acquisire tecnologie e dispositivi medici e non mettere l’ufficio acquisti nelle condizioni di acquistarle. Per superare la situazione di contratti in proroga  o di forniture in qualche modo non contrattualizzate, ho dovuto lavorare molto. Questo ha creato un circolo virtuoso, non basta solo una persona perché poi le gare vanno valutate, i campioni vanno valutati. Ci sono gruppi di persone: farmacisti, medici, che a un certo punto si sono trovati sommersi di campioni da valutare. Abbiamo adottato tutte le novità che la normativa ci consente e in alcuni casi, siamo diventati un modello anche nazionale. Abbiamo affrontato tutte le questioni più spinose, abbiamo fatto un dialogo tecnico per parlare con gli operatori dell’elisoccorso che ha avuto rilevanza anche nazionale. Ci sono aziende sanitarie che hanno tecnici e ingegneri biomedicali e quindi soffrono meno, noi siamo consapevoli di non avere tante competenze, possiamo sbagliare, chi prepara i capitolati rischia di stringerli troppo, allora adottiamo questo dialogo tecnico, andiamo a parlare con gli operatori e loro sono incuriositi. Il dialogo tecnico sull’elisoccorso è stato uno dei pochissimi a livello nazionale. Ne abbiamo fatto un altro con gli operatori delle ambulanze, avevamo Croce Rossa, Misericordia, comitati locali, società private. Anche questo è stato notevole perché a loro è data la possibilità di dire qualcosa su una gara che si fa e non se la ritrovano spiattellata davanti.  Ci sono state ditte che minacciavano ricorsi, abbiamo cercato di far capire che il momento del dialogo tecnico è l’unica occasione di parlare, di esplicitare le proprie idee, se non si parla e si minaccia il ricorso ce la giocheremo anche noi davanti al giudice. Stiamo dando la possibilità a tutti di dire la loro.

ASL Pescara

ASL Pescara

Si fa difficoltà  a capire che ci può essere anche una morale pubblica. In questi giorni se ne parla a 360 gradi per tutti i guai che ci investono, dalle frane ai viadotti che crollano.
Nel reclutare le persone da destinare in questo tipo di attività, occorre un’accortezza particolare. Occorre anche molta forza di volontà perché i fornitori, sono comunque abituati a misurare con il denaro. Bisogna ristabilire continuamente  le distanze,  far capire che possiamo avere dei rapporti, perché hanno un prodotto che alla Asl serve. Possiamo avere un interesse in quel momento, ma noi lavoriamo per i cittadini, loro lavorano per i soldi. Siamo sempre diversi. Per loro deve essere un onore lavorare per noi.

Tutto questo nuovo metodo di rapportarsi con il committente in che cosa è sfociato in senso positivo?
Un altro sforzo che abbiamo fatto è stato quello di porre molta attenzione ai tempi di pagamento. Se non riuscissimo a pagare il frutto del loro lavoro nei tempi che a loro serve, si farebbe una grande discriminazione, anche una violazione di libertà. Sui tempi di pagamento, abbiamo posto molta attenzione con mille accorgimenti. Quando sono arrivata qua, i primi due mesi avevo la fila delle persone che dovevavno essere pagate, ora la Asl di Pescara è la terza o quarta a livello nazionale, adesso abbiamo sì la fila ma di gente che vuole venire a vendere a Pescara. Perché con la liquidità che si incassa dalla Asl di Pescara possono fronteggiare altri ritardi. Ad esempio il Molise ha ritardi di due anni e mezzo.

Questo concetto della trasparenza, di cui si parla da qualche anno, si riesce a mettere in pratica?
Siamo sotto l’occhio dei riflettori, tutto quello che facciamo, noi lo pubblichiamo sopra i nostri siti un po’ per legge, un po’ perché…per esempio noi quando invitiamo alle nostre gare, non invitiamo più se non pubblicando il bando sul nostro sito. Sistematicamente ci ritroviamo fino a 20 ditte. Gare che fino a qualche anno fa andavano a un unico fornitore, abbiamo ora 20 persone. La legge dice che per acquisti sotto soglia, sotto 200mila euro,  puoi invitare cinque fornitori, noi pubblichiamo sul sito e magari ne arrivano 25 perché il sito ormai è gettonatissimo. Noi pubblichiamo tutto sul sito. Per cui andiamo oltre, è oneroso gestire una gara con 25 fornitori e non cinque. ma  questo per noi è un successo.

Elisoccorso Abruzzo

Elisoccorso Abruzzo

E’ un esempio virtuoso il suo, in un settore che in Abruzzo è stato molto contrastato, ha fomentato polemiche e inchieste. In questi giorni stiamo vedendo ulteriori situazioni scabrose con i tagli ai punti nascita. Non voglio farla entrare in un ambito che non è il suo, ma da persona che lavora nello stesso ambito, non le sembra che l’Abruzzo ha un’orografia tale che non si possa calare una regola univoca che possa andare bene altrove. Penso a quello che è successo a Ragusa dove non c’era l’ambulanza, l’elisoccorso.
Spesso quello che incancrenisce il problema è il non occuparsene per lungo tempo. La questione dei punti nascita è vecchia, ci sono Regioni che se ne sono occupati 10 anni fa. E occuparsene propositivamente e non ignorare la questione, ci mette nella condizione di non dover subire decisioni altrui. Bisogna essere propositivi  e farsi carico del problema ineliminabile dell’insufficienza delle risorse in sanità, si deve scegliere perché non si può garantire tutto a tutti.

Resta il fatto che l’Abruzzo montano è molto disagiato.
Io sono di Pratola Peligna, per cui mi immedesimo nel problema punti nascita. Se Popoli  chiuderà il punto nascita, Sulmona pure, si dovrà andare ad Avezzano. E quelli di Castel di Sangro… ? Le altre Regioni molto hanno fatto. La Toscana dal 2016 avrà tre Asl con nove province. Noi siamo quattro province, abbiamo quattro Asl. .   In Toscana già già da 20 anni fa hanno fatto tre centrali di committenza. Mi ricordo le battaglie in Toscana quando c’erano le prime chiusure d’ospedale, bisognava averlo anche se erano insostenibili, era come la chiesa e la farmacia. L’Italia è il paese dei campanili, su questo non siamo da meno e non ci dobbiamo neanche vergognare che la gente e i sindaci facciano la loro parte. Poi arriva il momento in cui devono essere prese le decisioni.

D'Alfonso visita l'ospedale di Pescara

D’Alfonso visita l’ospedale di Pescara

Prendere le decisioni, alcune volte, è molto impopolare.
Il problema è che il cambiamento imposto da altri non è il più efficace dei cambiamenti proponibili.

Si fa leva sullo spirito di rassegnazione degli abruzzesi che ci condiziona  in alcuni frangenti…
Essere un po’ fatalisti e accettare le cose che arrivano, con questo senso di sopportazione che inizialmente a me faceva un po’ rabbia, dà grande forza. C’è una sorta di consapevolezza di quanto siamo poi piccoli come esseri umani nel mondo. Qui c’è un senso di profonda consapevolezza per la propria piccolezza nel mondo e questo dà un senso di sostenibilità. Occorrerebbe recuperare questo senso anche di consapevolezza della propria forza. Ho fatto molto in questi tre anni annie così come me, tanti altri. Quindi vuol dire che questa forza ce l’abbiamo, gli esempi positivi ci fanno in qualche modo rincuorare che c’è un’altra via.

Pratola Peligna

Pratola Peligna

Passando a tutt’altro argomento, le vacanze le fa in Abruzzo, ha riscoperto la sua regione?
Sì anche se c’è da fare qualche distinguo. Ho lavorato per sette anni in un’Agenzia regionale per l’ambiente che mi ha fatto scoprire il valore ambientale. In sanità, tutti son disposti a sottoscrivere che la salute ha un valore immenso. Ma quanti sanno che valore ha l’ambiente? Che  valore ha la tutela dell’ambiente? E ho conosciuto delle persone che mi hanno fatto percepire il valore della tutela ambientale sotto un altro punto di vista. Io lo misuravo in termini di danno alla salute, mentre loro mi hanno capire che il paesaggio, l’ambiente è un valore a prescindere, solo perché esiste e non perché ci abita l’uomo e viene danneggiato. Persone che con la stessa passione difendevano per il solito stipendio di 1400 euro interessi importantissimi.

Pescara

Pescara

Si passa da un eccesso a un altro. Pescara simbolo dell’urbanizzazione è prossima ad implodere se non si pone la questione dell’area metropolitana in termini urgenti soffocata dal territorio comunale ristretto e dalla cecità politica. Per convenienza politica negli anni Cinquanta perse la frazione di Spoltore che ha il doppio del territorio comunale del capoluogo perché la DC non riusciva a vincere più le comunali per i voti socialisti di Spoltore. L’altro paradosso sono i parchi, non si riesce a far decollare l’economia, le riserve indiane non giovano a nessuno. C’è pochissima educazione all’ambiente…
Proprio perché la disattenzione ha funzionato sotto tutti i punti di vista, alcuni posti, alcuni paesaggi sono rimasti lì perché non interessavano. Ma se ci fossero stati interessi importanti lucrativi, sarebbero successe devastazioni come quelle di Bussi. Non c’è questa sensibilità. E’ tutto abbandonato, non hanno fatto niente, è la “fabbrica del silenzio” come dice Manganelli, ma prima o poi occorrerà fare azioni positive. E’ una splendida regione, la speranza è che si conservi così.

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