Il cacciatore di tartufi in mostra a Sulmona

Il fotografo francese attraverso i suoi scatti racconta i tempi dilatati dell’Abruzzo.

Alendander Van Hoorde

Alendander Van Hoorde

CASTEL DI IERI – Ha fatto a ritroso il cammino della madre: dalla Francia all’Abruzzo. Alexander Van Hoorde si è stabilito a Castel di Ieri dove continua la sua attività di fotografo. Attualmente espone a Roma e a Sulmona. Ci ha raccontato il suo Abruzzo filtrato dai racconti di sua madre.

Dalla Francia all’Abruzzo. Dalla metropoli alla “fabbrica del silenzio”. Perché questa scelta?

Vivo da 9 mesi tra la Francia e l’Italia. Spero un giorno di vivere davvero stabilmente in Abruzzo e realizzare i miei progetti fotografici tra Abruzzo, Lazio e Puglia. Conosco l’Abruzzo da quando sono bambino, in particolare Castel di Ieri, il piccolo paese in provincia dell’Aquila dov’è nata mia madre, e per questo ho deciso quasi un anno fa di venire qui e di dare ascolto al mio bisogno di “ritorno alla natura e alle origini“. Volevo migliorare la qualità della mia vita e ho deciso di lasciare la vita frenetica della città per una più lenta, più semplice, più introspettiva.

Cosa guardi attraverso l’obiettivo della tua macchina fotografica?

Attraverso il mio obiettivo io amo scorgere le particolarità, i piccoli dettagli che spesso nella fretta di ogni giorno appaiono insignificanti. Amo andare oltre la superficie delle cose, amo ricercare la luce che esiste in ogni essere vivente ed in ogni cosa che appartiene alla natura.

Cos’è il tempo per un fotografo?

Alendander Van Hoorde - Equilibrium

Equilibrium

Il tempo è un aspetto fondamentale per un fotografo, perchè permette di definire il suo stile fotografico.E’ al centro della quotidianità di chiunque, non solo di un fotografo. Per chi fa il mio lavoro il tempo è legato alla luce, alla luminosità e anche alla durata delle esposizioni  fotografiche!

Quando sta in Italia, vive a Castel di Ieri. Perchè un turista dovrebbe visitare questo paese della Valle Subequana?

Beh, è molto semplice: chi ama la natura, mangiare bene, scoprire paesaggi incontaminati in compagnia di gente sorridente e generosa, non può non visitare questo piccolo angolo di paradiso e l’Abruzzo intero. Attenzione a venire in questa regione: si rischia di ritornarci sempre o ancora di restarci sempre!

Crede che il tempo in Abruzzo sia diverso?

Sì, è evidente, te ne accorgi non appena arrivi qui. La calma e la serenità sembrano propagarsi da queste montagne antichissime. Noi che veniamo dalle grandi città abbiamo un’altra concezione del tempo, perciò per un cittadino abituato alla frenesia, c’è bisogno di un periodo di assestamento. Successivamente, trascorso questo breve momento di transizione, diventa un piacere inestimabile vivere in maniera diversa e lenta, riappropriarsi di ritmi perduti. Un’espressione che si confà perfettamente al modo di vivere abruzzese è “HAVE A SLOW LIFE”.

Ci sono cose, persone o paesaggi davanti ai quali dice: “no, questo non voglio fotografarlo”?

Amo immortalare la bellezza e la luce. Quando sono costretto a fotografare qualcosa che non amo a prima vista, cerco di scoprire al di là dell’apparenza in superficie qualche particolarità nascosta che trovo sempre.

Attualmente stai esponendo i tuoi lavori in Abruzzo e anche a Roma. Ci parli dei tuoi progetti e, se puoi, ci anticipi qualcosa di quelli futuri?

Il cercatore di tartufi

Il cercatore di tartufi

Attualmente è in corso a Roma una mia mostra intitolata “10 cm2“. Si tratta di un lavoro sulle industrie abbandonate nel nord della Francia (io ho vissuto a Lille) . Questo progetto fotografico è particolarmente incentrato sulla materia e sulla luce. Contemporaneamente sto esponendo un mio lavoro anche in una Galleria d’Arte a Sulmona, si tratta di un reportage fotografico realizzato sulle orme quotidiane di un tartufaio abruzzese di Castel di Ieri. L’ho seguito nella sua ricerca mattutina ogni giorno per svariati mesi. La mostra è intitolata appunto “Il cacciatore di tartufi” e si tratta del primo di una serie di lavori sull’artigianato locale… A seguire ci saranno lavori su altri mestieri locali come quello del viticultore e altri. Spero un giorno di realizzare un vero e proprio libro fotografico dedicato ai mestieri abruzzesi. All’inizio di maggio inizierò un altro lavoro che si intitolerà “Il parassita” incentrato sul tema dello sviluppo e della crescita personale e sarà caratterizzato da una seria di ritratti. Credo che ci vorranno almeno 9 mesi per completarlo, ma da quando sono in Abruzzo il tempo non mi spaventa più. Lui è dalla mia parte.

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