Atessa, terra di storia e di sapori*

Nella terra dei fichi ritrovati reperti sanniti e romani in località Acquachiara

Lucia Di Cintio - AtessaATESSA – La città di Atessa sorge nel cosiddetto Abruzzo citeriore, in una posizione amena, ossia su di un colle scavato da un lieve avallamento centrale, alle cui opposte pendici si trovano due fiumi, il Sangro e l’Osento. Il paese si estende sino a zone più vallive, ad ovest fino alle pendici del monte Pallano.

Se ci si affaccia dalla sue ruelle (stradine) si scoprono scorci inaspettati e meravigliosi segnati da una natura incontaminata. Nel passato più remoto, invece, proprio la sua ubicazione era ritenuta strategica, in quanto dalla collina si riusciva a dominare con lo sguardo un’ampia porzione di territorio dalla costa alle montagne.

Lucia Di Cintio - AtessaMa ancora prima che in collina, in un territorio ancor oggi atessano nella sua parte più interna, si sviluppava un microcosmo, esattamente nella località di Acquachiara, in antico Aquaria. Lì degli scavi hanno portato alla luce un mondo meraviglioso e sconosciuto, composto da abitazioni sannitiche innestate in una fattoria romana, la cui fondazione è databile intorno al II secolo a. C., che si espande sino al VI-VII d. C., in altri termini, quando l’Italia era smembrata a causa delle guerre e delle invasioni, Acquachiara miracolosamente si espandeva.

Sotto il profilo storico, grazie al ritrovamento, si avrebbe una prova importantissima che Sanniti e Romani convivevano in pace; perciò andrebbe sfatata la storia tramandata per secoli per cui i Sanniti furono vinti ed estinti per mano dei Romani.

Lucia Di Cintio - AtessaNella località sono stati ritrovati anfore, forni, vestiti, decori, vasche termali.  Sia  gli edifici che i manufatti  oltre che essere una  incredibile testimonianza storica sono anche oggetti bellissimi, di pregiata fattura, da ammirare. La fortuna e la bravura degli archeologi hanno consentito di trovare persino il punto esatto dove il villaggio romano fu fondato.

Infatti, quando costruivano una nuova città, i Romani, per ricordare la fondazione della stessa Roma, mettevano in una fossa i frutti ritenuti ben auguranti e magici nella loro cultura, ossia il fico e l’uva.

La cosa curiosa è che i resti di fichi trovati, che hanno attraversato i millenni, sembrano essere stati seccati in precedenza, in sostanza si trarrebbe dei ‘caracini’, ossia i fichi secchi, come si chiamano in atessano ancor oggi.

Può darsi che questi frutti, data la presenza di terme che mitizzavano la zona, riuscissero a fruttificare in qui boschi alle appendici dei monti, oppure che fossero arrivati lì chiusi nelle anfore e trasporti lungo il Sangro. Il commercio di fichi secchi era infatti molto diffuso in epoca romana. Invero, la storia dei caracini atessani comincia all’alba dei tempi e si perpetua nei secoli, tanto è che Atessa era famosissima nel passato per la produzione di fichi secchi.

Lucia Di Cintio - Atessa

Copertina del libro

Di pari passo, finita l’epoca romana, nel Medioevo, prese forma il paese attuale, forse da un accampamento militare franco. Nella Patrològia del Migne, infatti, viene riportato un documento in cui l’imperatore Corrado sceglie questo luogo come accampamento nella sua guerra contro i Longobardi.

Nel diploma (ossia il documento conservato dal Migne) Atissa o Tissa non ha ancora un nome preciso e nemmeno dei contorni esatti, pertanto si può credere che fu proprio la scelta dell’imperatore franco a fondare Atessa, che, come spesso accedeva, si configurò dapprima come stanziamento di soldati che poi si sarebbe civilizzato in un ‘castellum’, sino a diventare una vera e propria città fiorente.

Così, chi viene ad Atessa potrà ammirare un borgo medievale incantevole che conserva ancora chiese, porte, antiche mura, vestigia del castrum.

La crescita di Atessa fu dovuta anche alla fertilità delle sue terre e come fattore costante, in tal senso, abbiamo l’antico commercio di fichi. Infatti, si deve pensare che sia sulla parte collinare sia valliva, vi sono ancor oggi alberi di fichi secolari che testimoniano la loro diffusione favorita dal clima umido e dalla composizione del terreno atessano.

A riprova abbiamo anche scritti ufficiali e mappe di varie epoche dal XVI secolo ad oggi, persino resoconti dell’impero austro ungarico sui caracini e sui dolci fatti con questa delizia; (anzi Atessa vantava una qualità autoctona dalla polpa rosa e dolcissima, il cosiddetto fico ‘reale’ di Atessa, ed oggi è stata riscoperta grazie ad un’associazione cittadina).

Il visitatore potrà perciò immergersi, allo stesso tempo, nella storia e nel gusto ed assaporare i caracini, il famoso ed antico torrone di caracini, le marmellate e le altre specialità ottenute dal ‘reale’ di Atessa. Questa appena ricordata è solo una minima parte della storia di un paese  e che, in verità, è molto più lunga  e complessa e per la quale mi permetto di rinviare si alla pubblicazione Atessa e i fichi secchi, Tinari editore.

*Il presente sunto è tratto da Atessa e i  fichi secchi ‘Li caracine’, Tinari editore, 2014, (cur. V. Menna), dove è possibile leggere l’intero studio dedicato alla storia di Atessa e alla produzione di fichi con e bibliografia indirizzi utili per trovare i caracini.

 

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