D’Annunzio e Flaiano geni incompresi del calcio

I due grandi abruzzesi nel bestiario letterario/calcistico di Silvano Calzini.

Calcio e Letteratura - D'AnnunzioGarcia Marquez, per tutti i tifosi Gabo, ha portato con i suoi dribbling la piccola città di Macondo fuori dall’anonimato. Fernando Pessoa, il portoghese immarcabile per la capacità di mimetizzarsi in campo. Sono solo alcuni dei ritratti che Silvano Calzini dal blog Quasirete della Gazzetta dello sport e dalla pagina Facebook ci ammannisce da qualche anno. Ripresi da Antono D’Orrico sulla sua rubrica di lettere e letteratura su Sette del Corriere della Sera, tornano in un bel libro intitolato “Figurine, i grandi scrittori raccontati come campioni del pallone” per Ink Edizioni. In anni magri per il calcio italiano, la leggerezza di scrittura e la genialità del raffronto calcio/letteratura sono un conforo per l’anima del calciofilo deluso e del lettore stanco di intercettare un altro calcio, epico e romantico, che si confronta con la mera protervia dei procuratori e con la caccia al business a tutti i costi. Per fortuna Sassuolo ed Empoli stanno lì a rappresentare che una terza via da battere c’è per riportare il calcio italiano ai valori di eccellenza. Per legittimare la decadenza del nostro calcio basta vedere lo spessore che ha acquisito nell’economia del gioco del Milan un giocatore discontinuo e umorale come Menez che sei o sette anni fa era un comprimario di qualità certo, ma un comprimario e basta nela Roma di Vucinic e l’eterno Totti.

Calcio e Letteratura - FlaianoE allora ben venga Calzini con la sua lettura alta del nostro calcio che non può non contemplare i letterati abruzzesi eccellenti.

Gabriele d’Annunzio, per Calzini, è «esteta del calcio che si proclamava sempre migliore in campo».

A Flaiano _ assicura Calzini che lo schiera ala destra in una formazione che riempie le pagine di “Figurine” _  gli capitò il peggio, perennemente confinato sulla fascia destra», ma lui sapeva che «il peggio che può capitare a un genio è d’essere compreso».

Un divertissement che ci rinfranca davanti al basso livello e alla ripetitività inventiva di questo calcio appannaggio delle società milionarie e di campioni che pensano con i piedi, ai quali casomai è richiesto di scrivere libri e non di leggerli.

 

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