Expo 2015, Palazzo Italia un progetto tutto abruzzese

Gli ingegneri pescaresi Malatesta e Sgambati dietro l’edificio simbolo della kermesse milanese.

 render Palazzo Italia ingresso principale

Palazzo Italia: ingresso principale

Mancano meno di 60 giorni all’apertura (1° maggio) dell’Expo di Milano. In occasione della presentazione al palazzo della Regione di Pescara del progetto Abruzzo per Expo _ in programma lunedì 2 marzo, lo staff di Abruzzolink.com ha incontrato gli artefici del manufatto che è un po’ l’emblema della creatività italiana applicata alla tormentata genesi dell’Expo. E l’Abruzzo è stato subito protagonista già nella fase progettuale dell’evento.

MILANO – Palazzo Italia, l’edificio simbolo dell’Expo, che aprirà i battenti il 1° maggio, parla abruzzese. Una società nata a Pescara, con AD pescarese, e un’altra società con due dei tre soci anch’essi pescaresi sono tra i principali artefici dell’edificio che ospiterà i “padroni di casa” nell’Esposizione universale che ha per tema il cibo. Ma andiamo con ordine. Tutto comincia nei campetti di calcio improvvisati o oratoriali nella periferia nord del capoluogo adriatico tra gli anni Sessanta e il primo quinquennio dei Settanta, quando un gruppo di ragazzi fa conoscenza grazie alla passione per il dio pallone e poi cementa il sodalizio sui banchi del liceo scientifico Leonardo da Vinci di Via dei Marsi, dividendo il proprio tempo tra le versioni di latino, le funzioni matematiche e il torneo Primavera. I protagonisti della nostra storia, gli ingegneri Umberto e Sergio Sgambati e Nicola Malatesta, quest’ultimo centravanti del Pescara Primavera nelle stagioni 1974 e 1975.

Il legame con il calcio giocato a un certo livello finisce con il liceo, Malatesta e compagni prendono la strada dell’università, al Politecnico di Milano. Il legame fra gli amici e la propria città non è scalfito dalla lontananza, tanto che Umberto Sgambati rientra a “casa”, dove diventa dopo qualche anno l’Amministratore Delegato della Proger S.p.A., una delle più importanti società d’ingegneria in Italia, con sedi in molti paesi del mondo, oltre a quella più operativa di S. Giovanni Teatino. Nicola Malatesta e Sergio Sgambati, invece, affrontano con successo le prime prove lavorative e, quindi, fondano, insieme con un terzo collega, Aldo Bottini, dapprima uno studio di progettazione, che poi assume la configurazione di società d’ingegneria,  la BMS Progetti S.r.l., dove la seconda e terza lettera della sigla sono le iniziali dei cognomi dei due professionisti pescaresi.

Nel corso degli anni, fra gli amici si consolida una grande sintonia anche in campo lavorativo, dove le due società collaborano in progetti di grande prestigio non solo in Italia (www.proger.it, www.bmsprogetti.it) e, tra le tante iniziative comuni, decidono anche di partecipare, insieme con uno studio d’architettura emergente, Nemesi & Partners S.r.l., alla gara per la progettazione del Padiglione Italia, vale a dire di Palazzo Italia e dei 4 edifici che si sviluppano lungo l’asse viario su cui è collocato, il cosiddetto Cardo, nell’area espositiva dell’Expo.

EXPO 2015 Palazzo Italia - foto di cantiere

EXPO 2015 Palazzo Italia – work in progress

Alla gara partecipano 68 gruppi di progetto, in rappresentanza del meglio dell’architettura e dell’ingegneria italiana e internazionale, ed è proprio il progetto elaborato dal gruppo formato da Nemesi & Partners e dalle due società dal DNA pescarese, la Proger e la BMS Progetti, che cattura l’attenzione della commissione aggiudicatrice al punto da essere proclamato vincitore. Siamo a un passo dal traguardo dell’esecuzione di questo progetto, che rappresenterà l’Italia nella manifestazione tanto attesa di cui è paese ospitante e ne sarà, quindi il simbolo, e ci è parso il tempo giusto per conoscere più da vicino questa parte d’Abruzzo che si afferma lontano dai confini regionali ma non ha mai dimenticato le proprie origini.

Ing. Malatesta, quale è stata l’idea vincente che ha fatto sì che il vostro progetto di Palazzo Italia prevalesse sugli altri?

Un progetto dalle connotazioni simboliche così accentuate non può essere ricondotto ad una sola idea o soluzione vincente. E’ altrettanto chiaro che tra le tante soluzioni architettoniche adottate, ricche di fascino, alcune più di altre abbiano colpito in termini positivi la commissione aggiudicatrice, così com’è stato espresso nel verbale della seduta in cui è stato dichiarato vincitore il nostro raggruppamento: la “foresta pietrificata” che avvolge e protegge l’edificio; l’idea di una grande e accogliente piazza interna; la maestosa vela di copertura in vetro e acciaio. Fa anche molto piacere, per noi che ci siamo occupati dell’ingegnerizzazione del progetto, che sempre nello stesso verbale sia stata messa in particolare evidenza l’adeguatezza delle scelte tecnologiche proposte, che sono risultate convincenti, sia per quanto riguarda la progettazione passiva del Palazzo Italia, sia per la temporaneità e flessibilità dei manufatti che si affacciano sul Cardo.

A parte le linee guida del capitolato, vi ha intrigato la partecipazione perché avevate fatto già esperienza nell’assemblare materiali così difficili da tenere insieme, oppure è stata proprio questa sfida _ battere una strada poco battuta da altri _ la molla che ha messo in moto la vostra idea del manufatto?

Potrei rispondere elencando i sostantivi che abbiamo utilizzato più spesso per descrivere gli oltre due anni di lavoro che sono trascorsi fin dalla fase di concorso: gruppo, squadra, osmosi, sinergia, coesione, passione, curiosità, esperienza, innovazione.

EXPO 2015 - Palazzo Italia - foto di cantiere

EXPO 2015 – Palazzo Italia – cantiere

La difficoltà e, quindi, la sfida principale, più che nell’assemblaggio di materiali così difficili da tenere insieme, consisteva in altro: lo sviluppo di un progetto giustamente molto ambizioso, come deve esserlo quello del padiglione del paese che ospita l’EXPO, in tempi così ristretti e con un budget limitato e definito a priori, richiede necessariamente adeguata competenza di tutte le figure professionali operative responsabili per le diverse discipline, oltre che grande disponibilità a comprendere ognuno le esigenze degli altri. Ma questo non sarebbe ancora sufficiente! Man mano che il progetto prende forma, per diventare qualcosa di unico da realizzare, serve che ognuno vada oltre le proprie consuetudini professionali, serve che ognuno “butti il cuore oltre l’ostacolo”, in modo da mettere tutti gli altri componenti del gruppo di lavoro nelle condizioni di dare il meglio di sé, generando un meccanismo virtuoso di reciproco stimolo in grado di: superare vincoli altrimenti insormontabili; mettere l’Ente appaltante (in entrambe le sue vesti, amministrativa e tecnica) nelle condizioni di guidare il processo e di condividere anche le scelte tecniche più ambiziose e innovative; indurre il mondo delle imprese ad investire con risorse,  suggerimenti e intuizioni per realizzare qualcosa di straordinario.

Quanto la realizzazione di un edificio simbolo per una manifestazione di levatura planetaria come l’Expo può cambiare la vita professionale di uno studio di progettazione?

Potrei affermare, non senza un pizzico di presunzione, che sia la BMS Progetti, sia la Proger, hanno avuto la fortuna di sviluppare nel corso degli ultimi 20 anni numerosi progetti di dimensioni ben superiori e di importanza notevole. E’ però indiscutibile che non si sia mai concentrata così tanta attenzione sulle nostre società, come in questo caso, in particolare da chi si occupa, a vario titolo, di comunicazione, e non solo all’interno del nostro ambiente.

In sintesi, quindi, non credo che questa esperienza modificherà in modo sostanziale la nostra attività futura, ma sono certo che, avendoci permesso di essere conosciuti anche al di fuori del nostro ambiente, abbia attivato un maggior numero di contatti, con le ricadute che ciò può comportare anche sulla nostra vita professionale.

EXPO2015 - Palazzo Italia - foto di cantiere

EXPO2015 – Palazzo Italia – work in progress

 

Nonostante la lontananza per motivi professionali, non ha mai tagliato i ponti con Pescara e la passione calcistica per il Pescara. Quest’ultima passione come la si vive a chilometri e chilometri di distanza?

A Pescara ho ancora molti amici, gran parte della mia famiglia, una mia casa dove torno spesso e volentieri e, quindi, forzando un po’ il senso della domanda, potrei rispondere che, in sintonia con il mio mestiere, ho continuato a costruire ponti e legami con la mia città d’origine, non certo a tagliarli.

In relazione alla squadra di calcio, tra i pochissimi siti da me memorizzati come “preferiti” su internet, ce ne sono ben due che parlano solo del Pescara!

L’esperienza dell’Expo volge al termine, c’è qualche altro grande progetto all’orizzonte? E magari non ha già realizzato o vorrebbe realizzare un nuovo stadio?

Fortunatamente qualche progetto importante lo stiamo già sviluppando in Italia, ma anche in Arabia e in Russia, tra gli altri, mentre in effetti non ci è mai capitato di progettare un nuovo stadio, anche se ….. , ma forse è meglio fermarsi qui, per scaramanzia!

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Expo, Palazzo Italia un progetto tutto abruzzese
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EXPO 2015 - Intervista all'ing Malatesta di BMS Progetti srl
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