Gennaio, il fuoco di un ricordo.

È vero, le stagioni non ci sono più…

Santino Sant’Antonio Abate

Santino Sant’Antonio Abate

 

..ma i mesi sono lì tutti in fila uno dietro l’altro in una ballata di eventi dove l’Abruzzo non è solo cornice, ma motivo di esistenza.

Quando penso a Gennaio penso al grande focolare a casa dei miei nonni materni dove da un lato era poggiato il mattone a scaldare per il letto, dall’altro il tre piede per la cena e al centro un piccolo fuoco fatto di tanti minuscoli rametti rinsecchiti che appena toccavano il fuoco sparivano. Nell’aria di una stanza povera di arredi troneggia, ancor oggi, un piccolo quadretto dalla cornice color argento che vivrà con me per sempre.

Troppo piccola per chiedere e capire, quel santo lì raffigurato ha coccolato tutta la mia infanzia nella sua anonimità. Poi crescendo, quell’immagine è rimasta nel mio cuore, con il profumo dei Taralli appena sfornati, dell’organetto e dei cantori che di casa in casa si spostava per la questua.

A Gennaio, quando il freddo incalza con la nostalgia per le festività appena trascorse, la sedia impagliata davanti al grande camino scricchiola, il gatto bianco e grigio appollaiato sulla soglia fa vibrare i vetri delle fragili finestra con le fusa; la stanza da cucina si riempie di fumo, imbrunendo le salsicce e la pancetta appese da poco più di venti giorni.

A Gennaio i campi arati godono del riposo meritato dopo severe arature coccolando i semi già posti; i primi agnelli, le prime caprette e i primi vitellini riempiono le stalle godendo di tutte le attenzioni dovute.

A Gennaio un Santo che si intendesse di animali era necessario. Nel freddo di nevi abbondanti dove a piedi si cercava un “veterinario” come un “ostetrica” si invocava l’aiuto dei Santi e da loro si accettava qualsiasi sentenza in religioso silenzio.

A Gennaio quel piccolo frate dalla barba lunga scaccia il Demonio e i Francesi con la fermezza e la forza della sua parola, e se invocato, dal fuoco guarisce (#nota1).

Questo piccolo frate benedicente amico degli animali ammansiva ogni creatura con lo sguardo fermo e autorevole di un vero Leader i suoi attributi un maiale e una fiammetta.

L’ho visto rappresentato più di una volta il Fuoco: in disegni, dipinti e foto; grande, piccolo, indomabile, docile e di compagnia. Poi l’ho visto e lo vedo scolpito ancor oggi, il piccolo fuoco attributo di Sant’Antonio Abate che il 17 gennaio, ma non solo, in molti paesi e città viene ricordato e celebrato…

Poi sorrido, pensando alla miriade di scultori anonimi che hanno adornato le nostre piccole chiese con statue lignee del Santo dall’attributo del fuoco. Quelle mani laboriose che strofinando e lisciando il legno hanno tirato fuori quella piccola fiamma e danzando in esso ne hanno trovato conforto, in una grazia, o in pochi piccioli.

In Abruzzo come già raccontato in Santantonio nemico de ru demonio  da Erica Iacobucci la celebrazione di questo Santo è ancora sentita.

Oltre a grandi fuochi accompagnati da porchetta, salsicce, vino e castagne, esistono compagnie teatrali, amatoriali ma non solo, che organizzano vere e proprie rappresentazioni del cosiddetto Sant’Antonio portandolo per le piazze dei nostri centri.

L’audience così tanto cercato, a volte, spinge le stesse a ironizzare così tanto da perderne la primitiva invocazione.
Ma c’è un paese in Abruzzo, tanto piccolo con un nome tanto lungo, dove su una questione siamo fermi: le FARCHIE.

(#nota1)  “…Herpes zoster, malattia virale derivata da una parassita del frumento che produce bruciori della pelle, molto diffusa in passato fra i contadini, chiamata Fuoco di Sant’Antonio…”.

E. Giancristofaro “Tradizioni popolari d’Abruzzo”, Newton Comton Editori

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Gennaio, il fuoco di un ricordo.
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Manuela ci racconta i suoi ricordi legati a gennaio, alla festa di Sant'Antonio Abate.
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