Turismo 2050: Focus Group

Focus Group Turismo 2050

Focus Group Turismo 2050

TERAMO – Ci vuole una “rimagliatura” _ per dirla con Zygmunt Baumann _ per rilanciare il turismo in Abruzzo. Ma non basta. E allora l’ufficio marketing turistico della Regione Abruzzo chiede consiglio agli addetti ai lavori sul territorio: albergatori, amministratori pubblici, blogger, guide, internauti. Tre focus group e un gran finale mercoledì 17 con i guru del settore per analizzare i dati di uno sfacelo: la certezza che l’Abruzzo come 30 anni fa non è conosciuto se non per piccole enclave. Una su tutte, evocata nell’incontro di Avezzano e Teramo: l’albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio. Copiare, ripetere un’esperienza di successo in un altro territorio basta e avanza? No di certo. Oltre “rimagliatura” e cioè lo sforzo di rimettere isieme tutti i fili di collegamento delle varie campagne promozionali passate (è un po’ come quando si ammazza il maiale _ siamo in stagione _ non va buttato nulla), c’è un’altra parola magica che noi di Abruzzolink abbiamo coniugato _ anzi ne è alla base, è imprescindibile _ fin dall’inizio della nostra avventura sul web. La parola è esperienza per indicare un viaggio in Abruzzo di qualsivoglia turista. “Il turismo si vende _ dice Germana Di Falco consulente della Direzione sviluppo economico e del turismo _ se si ha la capacità di ascoltare il turismo. Il turista compra un’esperienza: una vacanza attiva, che si dipana fra sport, enogastronomia e cultura”.
E l’Abruzzo ha le carte in regola da questo punto di vista. La Spagna non si è “venduta” al mercato del turismo scommettendo sul regionalismo che è molto connotativo: si pensi alla Catalogna o ai Paesi Baschi, ma ha scommeso tutto sull’identità unitaria di brand: Espana. Se vogliamo fermare l’idea di vacanza coniugata all’Abruzzo, riprendendo un fortunato spot che ti faceva scivolare con gli sci giù dalla Maiella per ritrovarti a scivolare con una tavola sul mare, possiamo definire l’Abruzzo una regione al plurale, una regione che garantisce una policromia di vacanze. Il modo più diretto per raccontare le mille storie che si intrecciano sul territorio abruzzese è lo storytelling. Per esempio i pittori danesi che nell’Ottocento soggiornarono a Civita d’Antino sono un passpartout per i paesi del nord. L’Abruzzo spicca nelle pinacoteche di Copenhagen e Stoccolma ma queste storie sono poco conosciute per colpa degli stessi abruzzesi. A volte giocano a sfavore antiche credenze, retaggi di povertà e quel pudore tipico dell’abruzzese di manifestare sia la gioia che il dolore, una sobrietà comportamentale che non gioca a favore della crescita del movimento turistico. Un’assessore di Casalincontrada ha sottolineato la diffidenza dei vecchi nello scommettere sulle caratteristiche abitazioni del circondario: le case di terra, per far conoscere il territorio perché sinonimo di stenti, di povertà, dimenticando la cifra ecologica di simili manufatti. A questo si aggiunge un campanilismo duro a morire. L’organizzatore della manifestazione basata sul rilancio delle case di terra “perché è di fuori”, e cioè di Chieti che dista pochi chilometri. Agli errori strategici si sommano anche retaggi atavici ma da parte di tutti i partecipanti all’incontro di Teramo c’è la convinzione che ce la si possa fare a posizione l’Abruzzo ai vertici del turismo. L’incontro di Pescara svelerà i big data dai quali ricominciare.

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