Enzo Ferrari, D’Amico, d’Annunzio e Acerbo.

L’assalto dei lupi sulla Piana delle Cinque Miglia e le vittorie alla Coppa Acerbo e al Gran premio Pescara.

Enzo Ferrari - Coppa Acerbo 1924

Enzo Ferrari – Coppa Acerbo 1924

La dedica di Enzo Ferrari a Luigi D’Amico, inventore del Parrozzo, suona più o meno così: “A Luigi D’Amico, Enzo Ferrari sansepolcrista e legionario di Gabriele d’Annunzio”.  La dedica si trova conservata in viale Gugliemo Pepe, a Pescara, nel Ritrovo el Parrozzo, insieme a un ‘infinità di memorabilia e dediche di personaggi di spicco transitati per Pescara, da Petrolini a Macario, e per rimanere nel campo automobilistico a Tazio Nuvolari.Il Ritrovo del Parrozzo negli anni Trenta si trovava a piazza Garibaldi a due passi dal Circolo Aternino. Era il fulcro dell’altra città, quella operosa, che poteva vantare già da qualche anno l’Aurum di Amedeo Pomilio e, appunto, la fabbrica di dolciumi che aveva nel Parrozzo, ampiamente supportato da Gabriele d’Annunzio. Il Poeta dal buen ritiro di Gardone chiamava a sé l’amico Luigi D’Amico, carico di delizie culinarie e, magari, lo costringeva a lunghe attese. Poi alle cinque del mattino nell’albergo al centro di Milano si appalesava l’autista a bordo dell’Isotta Fraschini del poeta “esule” che lo accompagnava da Gabriele il “parrozzano”.

Coppa Acerbo -  Giacomo Acerbo patron della manifestazione - Piazza Duca degli Abruzzi - Pescara

Coppa Acerbo – Giacomo Acerbo
patron della manifestazione
Piazza Duca degli Abruzzi

Non è casuale che le due industrie più mportanti in campo culinario, insieme ai tre pastifici (De Cecco, Puritas e Spiga) scommettesero sui prodotti della terra. Pescara dal 1927 era stata unita a Castellamare Adriatico, la città giardino, che si era fatto un nome già come luogo di villeggiatura e che ambiva a una certa movida notturna _si direbbe ora _ che si sviluppava fra l’Hotel Palace, attuale Esplanade, la gelateria Lido  e il dancing nei giardini prospicienti il mare durante la Settimana motoristica che infiammava il ferragosto e dintorni con gare di automobili di serie (l’Alfa Romeo che vinse nel 1934 la prima 24 Ore italiana sul circuito di Pescara _ per l’occasione fu costruito il lungomare dalla attuale rotonda Paolucci a Montesilvano _ fu commercializzata col nome: modello Pescara) e bolidi da gran premio, non solo Alfa Romeo ma anche Mercedes e Auto Union. D’Annunzio e, soprattutto Giacomo Acerbo, sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo Mussolini, furono i mentori del futuro Drake, abilissimo a cavalcare la politica del momento senza perdere attenzione per le sue macchine e in subordine per i suoi piloti.

Sansepolcrista denomina il fascista della prima ora, colui colui che il 23 marzo 1919 dà vita a palazzo degli Esercenti, in via San Sepolcro, a Milano, ai Fasci italiani da combattimento. Sembra probabile che Ferrari fosse già nel capoluogo lombardo. Alla fine del 1918 aveva accettato un lavoro di collaudatore a Torino, salvo ritrasferirsi a Milano per fare lo stesso lavoro ma con la prospettiva di guidare auto da corsa.

Coppa Acerbo 1934  - Luigi Fagioli su Mercedes

Coppa Acerbo 1934 – Luigi Fagioli su Mercedes

La prima vittoria la conquista nella corsa in salita Parma-Poggio di Berceto il 5 ottobre del 1919. Mentre sta coltivando questa passione che sembra totalizzante, grazie ai buoni uffici dell’amico Ugo Sivocci, che lo fa assumere alla CMN, Costruzioni Meccaniche 19 agosto 1919 Enzo Ferrari abbia questa folgorazione per la politica e, nel giro di pochi mesi, passi dall’adesione al partito di Mussolini all’impresa di Fiume che d’Annunzio mise in atto nel settembre del 1919. Avvisaglie, tumulti, raduni di ex arditi e insoddisfatti per l’esito del trattato di pace del primo conflitto mondiale, come conquiste territoriali, si susseguivano da giugno del ‘19. Difficile immaginare un Enzo Ferrari distolto per questioni politiche dalla sua mission, prima i motori, poi le corse. Eppure, Ferrari potrebbe aver annusato l’aria che si respirava a Ronchi, dove si andavano radunando i fedelissimi del poeta soldato, in netta contrapposizione alle mire di Mussolini che non vedeva di buon occhio l’annessione delll’Istria all’Italia. L’amico Ugo Sivocci aveva un fratello, Alfredo, che se la cavava bene in bicicletta, altra disciplina, come l’automobilismo,  da temerari per le lunghe percorrenze e la fatica che richiedeva. Alfredo, negli anni Sessanta, divenne il direttore sportivo dell’esordiente nei professionisti, Vito Taccone, all’Atala. Ma nel 1919 se la vedeva con Girardengo e così il 19 agosto 1919 Enzo Ferrari si improvvisa pilota da ammiraglia _ si direbbe ora _ e segue insieme a Ugo le imprese di Alfredo sulle due ruote nella settima edizione della Seicento che da Milano fa tappa a Trento e poi si conclude a Trieste, nei territori in cui sta ribollendo la voglia di rivoluzione caldeggiata da d’Annunzio, una sorta di onda anomala della Storia _ come il 1968 _ che attirò uomini di ogni colore politico (vi aderì nche il partito comunista inglese). Ma l’agitatore di uomini per antonomasia, lo si vede con difficoltà inebriato dal vento revanscista che soffiava sul Carnaro, anche se altri illustri italiani come Raffaele Mattioli e Arturo Toscanini non resistettero al richiamo di d’Annunzio.

Coppa Acerbo 1934 - Tazio Nuvolari

Coppa Acerbo 1934 – Tazio Nuvolari

In quello stesso 1919, Ferrari e, il fido Ugo Sivocci e il suo meccanico, Nino, si imbarcano nella traversata dell’Italia che, visti i mezzi e alle strade, si potrebbe equiparare per temerarietà dell’impresa a una Parigi-Dakar dei nostri giorni. Si corre la Targa Florio sulle Madonie, in Sicilia. Si tratta di una delle più antiche e impervie corse automobilistiche, creata nel 1905 da un imprenditore palermitano stregato dal nuovo mezzo meccanico. L’Abruzzo e uno dei suoi simboli: il lupo ebbero un ruolo decisivo nello scombussolare quel viaggio che già si presentava avventuroso. Si era in novembre, sul Piano delle Cinque Miglia, si era posata già una spessa coltre di neve ed ecco nella notte l’ululato dei lupi che preannunciava un assalto in piena regola. Ecco come il Drake racconta l’accaduto in uno dei suoi libri: «Ci trovammo imprigionati da una bufera di neve. Inseguiti dai lupi, cominciammo a correre rischi del tutto imprevisti. I lupi furono sgominati dall’intervento dei cantonieri con fucili e torce accese, dai loro spari e da quelli della mia rivoltella, che tenevo sempre sotto il cuscino dell’automobile. A Napoli arrivammo appena in tempo per caricare le nostre macchine sul “Città di Siracusa”, un piroscafo di linea della flotta Florio: una specie di solidarietà tra poveri diavoli – credo che non avessi in tasca più di quattrocentocinquanta lire -pose i facchini al mio servizio, convinse i marittimi a ritardare la partenza e permise a me, a Sivocci e ad altri piloti di raggiungere Palermo, sia pure a prezzo di una notte di tregenda, con mare agitato e assalti di cimici».

Coppa Acerbo - Tribune in piazza Duca degli Abruzzi

Coppa Acerbo – Tribune in piazza Duca degli Abruzzi

Nonostante lo spavento il sodalizio con l’Abruzzo si cosolidò grazie al comune interesse che lo legava a Giacomo Acerbo. Vinse nel 1924 la prima Coppa Acerbo e poi, quando con la scuderia Ferrari faceva correre le Alfa Romeo, accontentava il potente politico di Loreto Aprutino completando la griglia di partenza per garantire una degna vetrina alla corsa automobilistica pescarese.

Fu più freddo e distaccato nelle corse del Dopoguerra, ma una vittoria nel campionato mondiale Marche del 1961 resta legata alla Quattro Ore di Pescara. Se non si fosse corso (per l’ultima volta) nel capoluogo adriatico quel titolo non sarebbe stato assegnato. Un pilota, un costruttore, una città, un destino.

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